|
|
|
IL TRATTURO CELANO-FOGGIA
( testo a cura di Marco Viti della sezione di Isernia del Club Alpino Italiano
) Il Tratturo Celano-Foggia, lungo 207 km, è uno dei quattro assi portanti di una estesa rete di "strade erbose", utilizzate fin dall'antichità per il trasferimento di greggi e mandrie dai pascoli montani dell'Abruzzo a quelli pianeggianti Tavoliere delle Puglie, passando per il Molise. Larghi 60 passi, ossia m. 111,60 (molto più di un'autostrada!), i tratturi costituivano la viabilità maggiore, sviluppando una lunghezza complessiva di km. 1360. Essi erano attrezzati con delle aree di servizio (riposi o giacci), estese dai 3 ai 56 ettari ciascuna, situate in luoghi pianeggianti e ricchi d'acqua dove spesso sorgeva una piccola chiesa per poter soddisfare, oltre che le esigenze fisiche, anche quelle spirituali di pastori e pellegrini. L'affascinante sistema viario dei tratturi era completato da tratturelli e bracci, vie secondarie di più modeste dimensioni e con compiti prevalentemente di raccordo capillare tra le grandi arterie e la più minuta realtà del territorio.
La transumanza fu regolamentata, in maniera più dettagliata, dalla prammatica del 1447 emanata da Alfonso I d'Aragona quando, col compito precipuo della riscossione di tributi, fu istituita la "Dogana della Mena delle pecore in Puglia" con sede a Lucera prima e a Foggia poi. L'ordinamento della dogana imponeva differenti periodi per la migrazione del bestiame: entro i primi di maggio doveva avvenire lo spostamento verso l'Appennino di tutte le specie di animali; il ritorno in Puglia, invece, era diversificato: le pecore e le capre dovevano ridiscendere entro la fine di settembre, i tori e le vacche entro dicembre.
La transumanza rappresentava un'importante attività per tutta l'economia del Mezzogiorno, legata com'era alla lavorazione e commercializzazione della lana. Il tramonto di questa attività iniziò con i Francesi nei primi anni del XIX secolo; essa andò via via spegnendosi fino a scomparire del tutto nonostante l'Impegno dei Borboni di riportarla in vita. Con l'unità d'Italia, i tratturi principali (L'Aquila-Foggia, Celano-Foggia, Castel di Sangro-Lucera, Pescasseroli-Candela) furono assimilati alle strade nazionali e protetti, come testimoniano anche i cippi ancora presenti sui selciati; gli altri subirono via via l'invadenza dell'agricoltura prima e del trasporto su ruota poi. L'originaria funzione dei tratturi non esiste ormai da qualche decennio. Lo spostamento di greggi e mandrie avviene con mezzi più comodi e veloci. Le antiche vie verdi, quindi, stanno scomparendo sotto l'incalzare del "progresso" ma alcuni tratti sono ancora percorribili e il loro recupero, anche a livello escursionistico, potrebbe essere un'idea vincente per un turismo alternativo.
|
|
|