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Attività svolte nell'anno scolastico 2000-2001

Visita guidata degli alunni della classe terza all'azienda sperimentale demaniale  "La Torre di Feudozzo" e alla riserva MAB di Montedimezzo il giorno 10 aprile 2001.

 

Descrizione del progetto Riserve MAB "Man And Biosphere"

Nell'ambito dell'attività didattica emerge la necessità di sviluppare contenuti di grande rilevanza culturale, che facilmente colpiscono l'interesse degli alunni, e nel contempo contribuiscano a migliorare l'impegno, la partecipazione e le conseguenti prestazioni finali. Una tematica di attualità, che sicuramente possiede tali requisiti è l'educazione ambientale che diventa una occasione  per perseguire anche obiettivi più specifici quali lo sviluppo del senso di responsabilità e di amore verso la natura e l'acquisizione di particolari competenze e abilità che possano essere di aiuto nella lettura e nell'interpretazione dei vari aspetti che caratterizzano un determinato ambiente.

obiettivi generali

  •   potenziamento dell'impegno, della partecipazione e dell'interesse degli alunni al processo formativo;

  •   sviluppo dello spirito di collaborazione;

  •   acquisizione di competenze, abilità e processi di riflessione;

  •   potenziamento delle tecniche multimediali.

obiettivi collegati al progetto

  •   conoscenza e studio di un ambiente naturale tipico del bioma appenninico;

  •   acquisizione di particolari competenze e abilità che permettano l'interpretazione e l'analisi dei molteplici fattori che compongono l'ecosistema "bosco".

sviluppo del progetto

  •   individuazione degli obiettivi e dei contenuti;

  •   formazione libera di gruppi di lavoro;

  •   visite guidate con laboratorio all'aperto alla riserva di Feudozzo e alla riserva MAB di Montedimezzo;

  •   elaborazione dei dati con tabelle, grafici e relazioni dei singoli gruppi;

  •   verifica del lavoro;

  •   relazione di un documento finale cartaceo e multimediale.

materiale didattico

  •   carta geografica e geologica del territorio;

  •   opuscoli informativi;

  •   proiezione di lucidi e diapositive dell'ambiente in oggetto;

  •   proiezione di filmati sull'ecosistema "montagna";

  •   attrezzistica per prelievo di specie vegetali consentite;

  •   kit per analisi sul campo di campioni d'acqua.

professionalità coinvolte nella progettazione

  •   Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri "E. Fermi" di Isernia;

  •   Comando Stazione Forestale di Montedimezzo e l'Azienda Sperimentale Demaniale "La torre di Feudozzo";

  •   Ufficio amministrazione "Foreste Demaniali del Molise"

 

Presso l’azienda sperimentale demaniale «La torre di Feudozzo», nel comune di Castel di Sangro, è stato intrapreso un progetto sperimentale sulla biodiversità bovina ed equina. Da molti anni infatti, vengono allevati circa 200 esemplari appartenenti a varie razze italiane sia bovine che equine in via di estinzione. In tal modo si impedisce la scomparsa di un inestimabile patrimonio storico, culturale e biologico, e si mantiene quella variabilità genetica indispensabile per futuri adattamenti a mutamenti ambientali, alimentari e sanitari. Per la biodiversità bovina vengono allevate l’Agerolese, la  Bianca Val Padana, la  Burlina, la Bruna, la  Cabannina, la Garfagnina, la Marchigiana (a duplice attitudine carne e latte), la  Modicana, la Pasturina, la  Piemontese (a duplice attitudine carne e latte), la Pontremolese, la Reggiana, la Tortonese, la Valdostana Castana e la  Varzese-Ottonese; per quanto concerne la biodiversità degli equidi invece viene allevato il Persano e il Mulo.
 

 

 

Il testo seguente è tratto dalla pubblicazione  "Riserve Naturali Molisane" Collemeluccio-Montedimezzo (nucleo di Montedimezzo) del Dr. Luigi Pagano - Amministratore ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali

Cosa sono le riserve della biosfera

Si può istituire un parco o una riserva per salvaguardare valori naturali e colturali di grande importanza, ma anche per disporre di un luogo adatto allo studio dei rapporti che intercorrono tra le attività umane e la natura così da programmare, nel modo più equilibrato possibile, lo sviluppo della nostra civiltà. con questo scopo sono state istituite dall'UNESCO, nell'ambito del suo programma MAB (man and biosphere), le riserve della biosfera. Di queste riserve, che in 82 Paesi di tutto il mondo sono 329, in Italia ce ne sono cinque e precisamente: Collemeluccio-Montedimezzo nel Molise, Parco del Circeo nel Lazio, l'Area del Somma Vesuvio e del MIglio d'Oro in Campania ed il Parco di Miramare nel Veneto che è una riserva biogenetica marina.

La riserva della biosfera Collemeluccio-Montedimezzo

Pur facendo parte della stessa riserva, Collemeluccio e  Montedimezzo sono due nuclei separati che distano tra loro meno di venti chilometri e, per quanto riguarda la vegetazione arborea sono ben diversi, perché uno è caratterizzato da resinose (abete bianco) e l'altro da latifoglie (cerro e faggio). sono stati fusi nel 1975 in una unica riserva della biosfera perché entrambi sono ecosistemi forestali seminaturali di particolare interesse sia per le scienze naturali che per quelle umane e ambientali e rappresentativi dei problemi socio-economici ed agro-silvo-pastorali che caratterizzano le zone interne dell'Appennino centrale e meridionale. Entrambi i nuclei forestali sono facilmente accessibili e fruibili da strade pubbliche provinciali e dal tratturo Celano-Foggia, a cui sono frontisti e attraverso il quale sono direttamente collegati percorrendo Km. 15 circa.

 Dove si trova

Il nucleo di Montedimezzo è ubicato nell'Alto Molise, in Comune di Vastogirardi (IS) e dista una ventina di chilometri dalla foresta di Collemeluccio. Si raggiunge da Isernia percorrendo la strada a scorrimento veloce Trignina fino allo svincolo di Pescolanciano (IS). Da qui, si prosegue sulla strada statale 86 Histonia fino a Carovilli, e poi sulla strada provinciale Carovillense, con la quale la foresta confina, per raggiungere Vastogirardi e San Pietro Avellana, notevoli centri turistici dell'alto molise.

La storia

Il complesso forestale di Montedimezzo-Feudozzo-Pennataro, esteso circa 1.170 ettari, di proprietà degli Angioini dal 1200, fu acquistato nel 1606 dai MOnaci Certosini di Napoli che lo conservarono fino al 1799 quando,in seguito alle leggi eversive della feudalità e sui beni ecclesiastici, entrò a far parte del regio patrimonio della Casa Borbonica e, con Regio Decreto n.981 del 12 giugno 1825, fu dichiarato Reale Riserva di caccia. Con l'Unità d'Italia, fu incamerato dallo Stato che lo affidò in gestione all'ex Aministrazione Forestale (legge n. 376/1908) e, come beni dello Stato dichiarati inalienabili, fu trasferito all'Azienda speciale del Demanio Forestale di Stato (istituita con legge n.277/1910) che tuttora lo gestisce ad eccezione della foresta di Pennataro che è foresta della Regione Molise (con legge 281/1970).

 

Caratteri fisici

La foresta demaniale di Montedimezzo, riserva MAB, geograficamente e amministrativamente distinta da quelle di Feudozzo e Pennataro,è da queste diversa anche  per i caratteri strutturali con una superficie di 291 ettari ed una forma irregolare, si estende su versanti prevalentemente esposti a nord-ovest, a quote comprese tra i 921 ed i 1.284 metri. Il clima è un poco umido e più freddo di Collemeluccio ed il terreno, argilloso nella parte medio-bassa, è calcareo compatto alle quote più elevate. Le sorgenti perenni della Conserva (o dei Monaci) e del Salice sopperiscono alle necessità idriche delle abitazioni demaniali, dei visitatori e degli animali al pascolo.

La vegetazione

                             

Il bosco di Montedimezzo ben rappresenta le cerrete molisane e dell'Italia meridionale in genere. I semi provenienti dalla foresta vengono impiegati per produrre postine per rimboschimenti nell'area molisana e nelle regioni contermini.

   

I boschi di Montedimezzo sono a prevalenza di cerro e, in second'ordine, di faggio, due specie che predominano l'una sull'altra a seconda della pendenza, dell'altitudine, dell'esposizione e della natura del substrato pedologico che  è quello tipico delle formazioni fliscioidi. Lo strato arbustivo è in funzione della specie arborea dominante. Il pero, il melo, il biancospino e la dafne, infatti, sono più frequenti nella cerreta, mentre nella faggeta vivono, prevalentemente, l'acero montano, l'acero lobelii, ecc. il carpino bianco, il carpino nero, ecc., l'asperula, la sanicula, il corniolo, il biancospino, ed altri. Il nocciolo, il salice spp., il pioppo spp., il sambuco sono ampiamente presenti specie nei burroni  e lungo i fossi. Nell'Arboreto (Horto culturale) di Montedimezzo, si contano molte specie arboree, arbustive ed erbacee indigene, ma anche esotiche di notevole valenza ecologica, biologico-forestale ed agro-silvo-pastorale.

La fauna 

La fauna è rappresentata da: volpe, tasso, gatto selvatico, mustelidi vari, ecc. E' presente il cinghiale, mentre saltuariamente si nota il daino già introdotto per ripopolamento nella contigua foresta demaniale di "Feudozzo". Abbonda altresì la trota lungo i corsi d'acqua. I rapaci notturni e diurni sono presenti stazionalmente e nidificano altresì in discreta quantità; così pure sono presenti in discreta quantità il colombaccio, la ghiandaia, il colombaccio, la tortora, il merlo e da poco si sono notate colonie di balestrucci. Nel recente passato, era presente anche l'aquila reale. Da recenti studi sulla entomocenosi a coleotteri carabidi effettuati sulla cerreta-faggeta dal prof. A. Vigna Taglianti dell'Università di Viterbo, è emersa l'importanza faunistica ed in particolare l'interesse per la biodiversità del territorio.

 

IL TRATTURO CELANO-FOGGIA ( testo a cura  di Marco Viti  del Club Alpino Italiano sezione di Isernia )
 

Il Tratturo Celano-Foggia, lungo 207 km, è uno dei quattro assi portanti di una estesa rete di "strade erbose", utilizzate fin dall'antichità per il trasferimento di greggi e mandrie dai pascoli montani dell'Abruzzo a quelli pianeggianti Tavoliere delle Puglie, passando per il Molise. Larghi 60 passi, ossia m. 111,60 (molto più di un'autostrada!), i tratturi costituivano la viabilità maggiore, sviluppando una lunghezza complessiva di km. 1360. Essi erano attrezzati con delle aree di servizio (riposi o giacci), estese dai 3 ai 56 ettari ciascuna, situate in luoghi pianeggianti e ricchi d'acqua dove spesso sorgeva una piccola chiesa per poter soddisfare, oltre che le esigenze fisiche, anche quelle spirituali di pastori e pellegrini. L'affascinante sistema viario dei tratturi era completato da tratturelli e bracci, vie secondarie di più modeste dimensioni e con compiti prevalentemente di raccordo capillare tra le grandi arterie e la più minuta realtà del territorio.

La transumanza fu regolamentata, in maniera più dettagliata, dalla prammatica del 1447 emanata da Alfonso I d'Aragona quando, col compito precipuo della riscossione di tributi, fu istituita la "Dogana della Mena delle pecore in Puglia" con sede a Lucera prima e a Foggia poi. L'ordinamento della dogana imponeva differenti periodi per la migrazione del bestiame: entro i primi di maggio doveva avvenire lo spostamento verso l'Appennino di tutte le specie di animali; il ritorno in Puglia, invece, era diversificato: le pecore e le capre dovevano ridiscendere entro la fine di settembre, i tori e le vacche entro dicembre.

La transumanza rappresentava un'importante attività per tutta l'economia del Mezzogiorno, legata com'era alla lavorazione e commercializzazione della lana. Il tramonto di questa attività iniziò con i Francesi nei primi anni del XIX secolo; essa andò via via spegnendosi fino a scomparire del tutto nonostante l'Impegno dei Borboni di riportarla in vita. Con l'unità d'Italia, i tratturi principali (L'Aquila-Foggia, Celano-Foggia, Castel di Sangro-Lucera, Pescasseroli-Candela) furono assimilati alle strade nazionali e protetti, come testimoniano anche i cippi ancora presenti sui selciati; gli altri subirono via via l'invadenza dell'agricoltura prima e del trasporto su ruota poi. L'originaria funzione dei tratturi non esiste ormai da qualche decennio. Lo spostamento di greggi e mandrie avviene con mezzi più comodi e veloci. Le antiche vie verdi, quindi, stanno scomparendo sotto l'incalzare del "progresso" ma alcuni tratti sono ancora percorribili e il loro recupero, anche a livello escursionistico, potrebbe essere un'idea vincente per un turismo alternativo.


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